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Capodarso

Ponte Capodarso. Fonte: Wikipedia

A pochi chilometri da Caltanissetta, al confine con la provincia di Enna, esiste una zona chiamata comunemente Capodarso, adesso Riserva naturale orientata Monte Capodarso e Valle dell’Imera meridionale. Si tratta di una delle più belle aree naturalistiche della regione che si estende lungo il corso del fiume Imera meridionale (anticamente chiamato fiume Salso), tra le falde del monte Capodarso e del Monte Sabucina.

 

 

Fonte dei testi e del video: Italia Nostra Edu

Capodarso, il cui significato si perde nei meandri della storia millenaria di queste terre, evoca il caldo, l’arsura che sbreccia le rocce. In queste contrade dedite da tempo immemorabile alla coltura del grano si incunea un corso d’acqua estremamente particolare suggestivo. È il Salso l’antico Imera dei sicilioti. Nasce dalle pendici meridionali delle Madonie e, ingrossato dai tributi del fiume di Gangi e di altri ruscelli di rado copiosi, giunge sui depositi salini evaporitici meglio conosciuti come serie gessoso-solfifere.

È qui che sciogliendo lentamente i sali depositatisi sul fondo di un mare chiuso, ben sei milioni di anni fa, il Salso acquisisce il motivo del suo nome. Diventa infatti salato, salato dei cloruri, dei sali di potassio, di gessi cristallini, salato più del mare in cui infine si getterà a Licata. Così salato da rimanere il miraggio per le campagne che attraversa durante il suo lungo girovagare nella Sicilia centro meridionale.

Qui a Capodarso il fiume aggredisce una imponente serie di alture rocciose e dopo una lunga curva che ne rallenta in corso con meandri e riposi, finisce dentro una gola scavata a forza tra le rosse calcareniti tra Capodarso e Sabucina.

Esso ha lavorato quasi come una scure sino a divellere enormi massi rocciosi, aprendosi la strada con tenacia, scavando, evidenziando interne aree geologiche, penetrando nelle argille come nelle marne gessose come ancora nelle calcareniti fossilifere.

Subito dopo la gola, quasi vinto dallo sforzo, il fiume si acquieta accogliendo il Morello e il San Giovannello. Si allontana dolcemente con ampi meandri e lunghe digressioni tra le pareti erte di massi che nel corso dei millenni sono precipitati nella valle, caratterizzando il paesaggio di contrada Lannari o tra le pieghe cristalline delle colline gessose circostanti paese di Pietraperzia.

Oggi, questa parte della Sicilia che possiede le caratteristiche geomorfologiche di una valle cataclinale, è finalmente tutelata da una Riserva naturale regionale. È una riserva orientata, basata cioè su una gestione che accoglie, anzi accompagna, quelle attività tradizionali che nel tempo sono state il motore dell’economia locale.

Le particolarità geologiche di questo territorio, tali da essere riconosciute dalla Comunità Europea, hanno consentito l’inserimento della riserva nel network dei Geoparchi europei.

 

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