Customize Consent Preferences

We use cookies to help you navigate efficiently and perform certain functions. You will find detailed information about all cookies under each consent category below.

The cookies that are categorized as "Necessary" are stored on your browser as they are essential for enabling the basic functionalities of the site. ... 

Always Active

Necessary cookies are required to enable the basic features of this site, such as providing secure log-in or adjusting your consent preferences. These cookies do not store any personally identifiable data.

No cookies to display.

Functional cookies help perform certain functionalities like sharing the content of the website on social media platforms, collecting feedback, and other third-party features.

No cookies to display.

Analytical cookies are used to understand how visitors interact with the website. These cookies help provide information on metrics such as the number of visitors, bounce rate, traffic source, etc.

No cookies to display.

Performance cookies are used to understand and analyze the key performance indexes of the website which helps in delivering a better user experience for the visitors.

No cookies to display.

Advertisement cookies are used to provide visitors with customized advertisements based on the pages you visited previously and to analyze the effectiveness of the ad campaigns.

No cookies to display.

Maccalube o Vulcanelli – Foto di Mauro Fornasero

Le maccalube o “vulcanelli” di Terrapelata
Il vulcanesimo sedimentario è un fenomeno geologico molto raro, attestato presso il comune di Aragona, in provincia di Agrigento e presso il villaggio Santa Barbara nel comune di Caltanissetta. La prima area è dal 1995 riserva naturale chiamata Riserva naturale integrale Macalube di Aragona (dall’arabo maqlùb, ribaltamento, rovescio). La località nissena è invece detta “Terrapelata” per il caratteristico aspetto di terra brulla. Nel recente passato (2002), le maccalube o “vulcanelli” di Terrapelata sono state anche al centro di un fenomeno abbastanza esteso che ha prodotto profonde fenditure nel terreno. La zona dei vulcanelli, che verrà presto recuperata e valorizzata, si trova nelle immediate vicinanze della Riserva di Capodarso e Valle dell’Imera Meridionale, proprio in mezzo alle famose miniere di zolfo di Caltanissetta. Sulla collina dei Vulcanelli, area brulla di colore dal biancastro al grigio scuro, si trovano una serie di vulcanelli di fango, alti intorno al metro, che sono i protagonisti del vulcanesimo sedimentario. Il fenomeno è legato alla presenza di terreni argillosi poco consistenti, intercalati da livelli di acqua salmastra, che sovrastano bolle di gas metano formato dalla decomposizione di animali e vegetali che popolavano l’oceano che dominava la Sicilia milioni di anni fa. Il gas è sottoposto a una certa pressione e, attraverso discontinuità del terreno, affiora in superficie, trascinando con sé sedimenti argillosi ed acqua, che, solidificandosi danno luogo a un cono di fango la cui sommità è del tutto simile a un cratere vulcanico. La consistenza dei fanghi argillosi è a volte così liquida, come nella zona di Caltanissetta, da non permettere la formazione di veri e propri coni vulcanici. Altre volte il fenomeno assume carattere esplosivo, con espulsione di materiale argilloso misto a gas e acqua scagliato a notevole altezza. Foto di Mauro Fornasero

 

Fonte: Pagina Facebook

Aiutaci a crescere: condividi!